Gatto selvatico e gatto domestico: Origine, caratteristiche e minacce per la conservazione

Passeggiando tra prati e boschi può capitare di incontrare animali grandi e piccoli: dai caprioli ai piccoli uccelli, fino a volpi e cinghiali. E perfino gatti. Ma come riuscire a capire se quel gatto, dal comportamento schivo e dallo sguardo intimorito, oltre che dal mantello striato, sia un soriano allontanatosi da qualche abitazione, oppure il rarissimo gatto selvatico? Perché è bene ricordare che il gatto domestico (Felis silvestris catus) ed il gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris), attualmente considerate sottospecie appartenenti ad un’unica specie, hanno origini ben diverse: il primo deriva dalla domesticazione del gatto selvatico africano (probabilmente ca. 9-10 mila anni fa), mentre il secondo è originario del continente europeo.

Gatto selvatico europeo.
Fonte: wikipedia. Foto: Aconcagua (talk)

Spesso, ad una prima osservazione, i due animali possono sembrare indistinguibili e perfettamente identici nel loro mantello soriano, ed in effetti solo una analisi genetica svolta su campioni biologici (pelo, escrementi, animale intero, p.es. reduce da investimento) può dare riscontro definitivo in un senso o nell’altro.

Eppure esistono delle caratteristiche fenotipiche (esteriori) che, se presenti tutte in contemporanea, indicano con buona probabilità trattarsi di un esemplare selvatico. Eccole:

    • il rinario (la zona del naso) è chiaro, rosato;
    • sulla nuca si osservano quattro strie longitudinali, con una eventuale quinta stria mediana;
    • nella zona scapolare si osservano due strie parallele e longitudinali, spesso connesse con le due strie esterne della nuca;
    • sul dorso si estende una stria nera ben evidente che va dalle bande scapolari fino alla base della coda;
    • sulla coda è assente la stria dorsale, mentre sono ben evidenti alcuni anelli (solitamente 3-5) tra loro separati e l’apice della coda è nero;
    • i fianchi non presentano strie, se non talvolta lievissime.

 

Da quanto appena descritto si evince come non sia per nulla semplice distinguere le due specie ed anche osservatori esperti necessitino di ottime immagini per poter assegnare con quasi certezza un individuo alla sottospecie selvatica.

Gatto selvatico europeo.
Fonte: wikipedia. Foto:Peter Trimming

Attualmente il gatto selvatico, che partorisce solo una volta all’anno in primavera solitamente due cuccioli, è presente in buona parte dell’Appennino e sta occupando per espansione spontanea aree di neo-colonizzazione, come l’Appennino Emiliano e Ligure. E’ inoltre presente sulle Alpi Orientali, da cui si sta lentamente estendendo verso ovest. Ciononostante il gatto selvatico rimane specie particolarmente protetta secondo le normative europee e nazionali, ed incorre oggi nel grave rischio dell’ibridazione con il gatto domestico. L’incrocio tra le due sottospecie, frequente soprattutto in contesti di notevole antropizzazione del territorio e di basse densità di Felis silvestris silvestris (che quindi fatica a trovare un partner selvatico) è attualmente la principale minaccia alla conservazione della specie, poiché la progenie rischia di perdere gli adattamenti alla vita selvatica evolutisi in milioni di anni, divenendo meno performante in natura e dunque meno in grado di sopravvivere di fronte alle pressioni ambientali. Motivo per cui è sempre molto attuale e non facile da affrontare la riflessione sull’opportunità di lasciare gatti domestici vaganti in natura i quali, oltre ad essere efficienti predatori di piccoli mammiferi, rettili, uccelli e insetti, possono anche essere fonte di pericolo genetico per il cugino selvatico.

Per approfondimenti: Parco Regionale della Maremma, soggetto capofila del progetto di monitoraggio nazionale del gatto selvatico. In particolare questa pagina, dedicata al riconoscimento della specie.

Dott. Emanuele Fior

ENTE DI GESTIONE PER I PARCHI E LA BIODIVERSITA’ EMILIA OCCIDENTALE

Servizio Conservazione, Ricerca e Monitoraggio

e.fior@parchiemiliaoccidentale.it

Sito: Parchi del Ducato

 

Ringraziamo di cuore il dottor Emanuele fior per la sua gentilezza nel mettere a servizio la sua professionalità per chiarire i nostri dubbi e la creazione di questo articolo.

Zampette

 


Fonti: Immagine

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